di Patrizia Bonelli- patbonelli(at)gmail.com

di Patrizia Bonelli- patbonelli(at)gmail.com
"Il Mediterraneo è mille cose nello stesso tempo. Non un paesaggio, ma molti paesaggi. Non un mare, ma molti mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà una dopo l'altra".

"The Mediterranean is thousand things together. Not a landscape but many landscapes. Not one sea but many seas. Not a civilization, but a series of civilizations one after the other" Fernand Braudel

lunedì 25 novembre 2013

La conferenza di Varsavia nega i cambiamenti climatici

di Francesco Martone  e Alberto Zoratti* 
  

Che le sorti di una COP presieduta dal governo polacco fossero nelle mani delle lobby delle imprese c'era quindi da aspettarselo, non foss'altro per il nutrito pacchetto di multinazionali sponsor. Che però lo stesso decidesse di remare contro nessuno poteva immaginarlo, almeno nelle modalità. Dal sostegno ad una kermesse parallela per il carbone pulito alla sostituzione in corso d'opera del ministro dell'ambiente e presidente della COP con un ministro palesemente a favore del “fracking” e dei gas di scisto, ed il gioco è fatto. Sullo sfondo la condotta contraddittoria dell'UE.


Da un lato la commissaria al clima Connie Hedegaard ha fatto la voce grossa contro i sabotatori della lotta al cambiamento climatico. Dall'altro prevale il nuovo approccio suggellato nel Consiglio Europeo di giugno scorso, quando - cedendo alle lobby industriali - il  Presidente Barroso   impose l'abbandono di un approccio alla mitigazione dei cambiamenti climatici e di un'equa transizione ecologica, privilegiando l'accesso per le imprese a fonti energetiche endogene ed a basso costo, quali carbone pulito e gas di scisto.

I tentativi della Hedegaard poco possono contro il muro alzato dai Commissari che contano (del commercio e mercato interno in primis), che rappresentano gli interessi dell'industria.
Al centro del dibattito il carbone pulito, il gas di scisto e, soprattutto, gli affari delle solite industrie. Le recenti catastrofi avvenute in tutto il mondo (ultima quella in Sardegna) non interessano né ai governi né all'Europa
La Conferenza di Varsavia (COP19) avrebbe dovuto scandire il negoziato verso Parigi 2015 quando andrà adottato un nuovo accordo sulle riduzioni delle emissioni di gas-serra, per contenere entro i due gradi l'aumento della temperatura media globale. Lo scorso anno venne adottato il Doha Climate Gateway, escamotage per tenere aperta una trattativa già a rischio. Polonia, Russia ed Ucraina tentarono allora di stoppare un accordo per continuare a lucrare sulla vendita di quote di emissione, soluzione che l'Unione Europea voleva abbandonare per segnalare l'impegno all'effettiva riduzione delle proprie emissioni.

 Leggi l'articolo completo sul Manifesto
 Responsabile esteri Sinistra Ecologia Libertà
  Presidente Fairwatch

sabato 16 novembre 2013

Atene: workshop dei parlamentari del Mediterraneo

Il 13 e 14 novembre  ad Atene - con il "Circolo dei Parlamentari del Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile" (COMPSUD)- al Workshop su "Variazioni e Cambiamenti Climatici", con una sessione speciale al Parlamento Greco.
Foto   di Milan Vogrin



 Patrizia Bonelli del MIO-ECSDE, 
Rete per la sostenibilità nel Mediterraneo


I partecipanti al workshop nell'aula del parlamento greco.

In una sala espositiva del parlamento greco.
How will climate variability and change affect the coastal zone?
Serious impact are expected to emerge from the Mediterranean from rise of sea level resulting-inter alias- in salt water intrusion  in coastal aquifers, in loss of arble land as well as in serous alteration of natural habitats in a region already experiensing development pressure in the coastal areas.


Il workshop ha avuto l'obiettivo di:

- informare i membri del parlamento su strumenti e iniziative in corso e programmati su Variazioni e Cambiamenti Climatici nel   Mediterraneo ed i collegamenti con i programmi su Acqua e Ambiente;
- identificare modalità per un impegno maggiormente attivo dei membri del parlamento su questi temi;
- condividere esperienze e punti di vista tra  Parlamentari, stakeholders e  rappresentanti della società civile su come i Membri del Parlamento possano migliorare il loro ruolo e il loro contributo nel definire agende politiche  e promuovere azioni prioritarie a livello regionale e nazionale. 


martedì 22 ottobre 2013

Gli antichi acquedotti di Napoli

 Pubblicata nel quadro della ricerca "Collection, Storage & Distribution of Water in Antiquity Linking Ancient Wisdom to Modern Needs"  realizzata in collaborazione con l'Unesco.


Tra i nuovi casi di studio:
Antichi acquedotti di Napoli tra
usi civili e grandezza imperiale 

Tre gli antichi acquedotti che fino alla fine dell’1800 hanno rifornito Napoli di acqua dolce,  il   Bolla   di origine greco romana, l’ Augusteo (o  Serino o  Claudio) di origine imperiale   ed il  “  Carmignano”  del 1600.   Tra questi il Bolla è   quello  che  ha fornito l’acqua alla popolazione del centro di Napoli per  più di due millenni.

Although ancient Naples have always lacked a main water source within the city territory, its people ensured supplies through the aqueducts that included a few springs, wells and thousands of large cisterns of large size.  
The durable and easily worked tuff or yellow tuff sandstone was ideal for digging deep aqueducts originating from springs in the outlying mountains down to the city centre. The Ancient Greeks probably first did this some 2,500 years ago, and over the centuries other aqueducts were dug in the sturdy tuff.
In Roman times an intricate web of underground passages and cisterns with a total surface of about 10.000 m2 would supply the city with drinking water coming from the Vesuvius Mountain and the Serino springs. Those who lived in the buildings could access water directly from inside their homes thanks to their own wells, which were connected to the cisterns.  
What is still surprising today is the fact that buildings of every size and importance have been built directly over the quarries that provided the materials for their construction. The tuff is a perfect construction material, and huge palaces and villas were built from large blocks of this wonder stone quarried from the underground cavities. Buildings have been built on top of caverns of the exact same dimensions as the buildings themselves. 
http://www.hydriaproject.net/en/italy-underground-naples/importance19/


domenica 28 luglio 2013

Buone vacanze 2013


Ferie d'agosto




Nella mia estate non cantano usignoli,
Né si ricorrono in giostre elicoidali
Scoiattoli dalla morbida  coda  fulva
Ma stampati sul viso solo sorrisi stereotipati

Una finestra che guarda la collina
Oltre la quale  c’è il mare
Spiagge bianche e assolate
E la luce accecante di una esposizione  orientale

Un territorio fragile che guarda ai Balcani
La montagna scende dolcemente nella valle solcata dalle  fiumare
La cui ghiaia si mischia con la sabbia  del mare
Un territorio battuto dal vento  e percorso da strade
Di terra e di acqua su cui  genti diverse
Costruiscono i propri immaginari

Chi va e chi viene
Obbedisce allo stesso bisogno
Di vita e di un migliore destino
Che l’ esser nati al  sud riarso, povero, indifeso e predato
E’ stato loro riservato

lunedì 22 luglio 2013

Planning for the Future of Education for Sustainable Development

Tavola Rotonda organizzata dall’UNESCO al 7° Congresso Mondiale di Educazione Ambientale (WEEC) Marrakech giugno 2013  

Nell’ambito dei lavori del 7°Congresso Mondiale di Educazione Ambientale (WEEC) a Marrakech  l’UNESCO ha  organizzato  una  tavola rotonda dal titolo “Planning for the Future of Education for Sustainable Education ” sulle prospettive e il futuro dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile (ESD) sulla base dei risultati di Rio + 20 e in seguito al decennio delle Nazioni Unite per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile (DESD) 2005/2014 di cui l’UNESCO è  istituzione leader.   
L’evento ha permesso di coinvolgere le reti dei diversi soggetti del WEEC nella realizzazione di  una struttura per il futuro   programma di Educazione allo Sviluppo Sostenibile. 


 Irina Bukowa, dirigente dell'Unesco

Hanno partecipato Michel Ricard e  Daniella Tilbury, della presidenza UNESCO, Mario Salomone segretario generale del WEEC,  Alexander Leicht, rappresentante UNEP, Heila Lotz-Sisitka, del DESD.
Le presentazioni e gli interventi hanno sottolineato che non bastano accordi politici ed incentivi finanziari e tecnologici, per ottenere uno sviluppo sostenibile è necessario un cambiamento nel modo di pensare e  di agire, degli stili di vita.




L’UNESCO ha in  preparazione un Programma, o Piattaforma Globale, sull’Educazione allo Sviluppo Sostenibile.  Per un futuro sostenibile è indispensabile imparare  oggi, come proposto nel “The Future We Want”  documento approvato alla conferenza di Rio in Brasile nel 2012, che chiede di proseguire il lavoro del Decennio all’Educazione allo Sviluppo Sostenibile. Il decennio ha infatti promosso consapevolezza e buone pratiche, ma l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile  deve ancora essere pienamente integrata nei sistemi educativi.
L’ESD promuove metodi di insegnamento e apprendimento attivi e partecipativi, pensiero critico e capacità di immaginare scenari futuri, coinvolgimento e collaborazione, una visione integrata dell’ambiente, della società e dell’economia. 
Il prof. Mario Salomone,
presidente del Weec.

Promuove inoltre  il consumo e la produzione sostenibile, il rispetto della specificità locale e della diversità culturale, la consapevolezza e la capacità di intervenire per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, per ridurre il rischio,  la povertà e salvaguardare  la biodiversità.
L’ESD include l’educazione, la formazione  e l’apprendimento formale, non formale e informale e promuove consapevolezza.
Per raggiungere questi obiettivi sono state poste delle priorità come l‘integrazione dell’ESD nelle politiche educative nazionali ed internazionali e la sua inclusione fra gli standard e gli indicatori dei risultati dell’apprendimento.  


E’ necessario  riorientare  le istituzioni educative e trovare adeguati finanziamenti.
Favorire inoltre lo scambio fra istituzioni ed altri soggetti particolarmente con le reti, il  sostegno reciproco e l’educazione fra eguali, la decisionalità degli educatori, dei giovani delle comunità locali, l’assunzione di responsabilità.

Fra i contributi di rilievo il power point del prof. Michael Scoullos, presidente del MIO-ECSDE.

sabato 15 giugno 2013

Concluso con successo a Marrakesc il WEEC 2013

Dal 9 al 13 giugno si è tenuto a Marrakesc, in Marocco, il Congresso Mondiale per l'Educazione  Ambientale.  Il congresso è stato aperto dalla principessa Lalla Hasnaa, sorella del re del Marocco. I partecipanti  sono stati quasi 2000,  un record che ha festeggiato  il 10° anniversario  dell'associazione.


Durante il WEEC la principessa  Lalla Hasnaa con un gruppo di giovani ecologisti ha  visitato a  Marrakech   l'Associazione Al-Kawtar delle donne disabili .


Patrizia Bonelli, dello staff organizzativo del congresso,  durante i lavori del WEEC  con Vandana Shiva  ed una congressista africana.
 Nella cerimonia di chiusura
Vandana Shiva ha raccontato il percorso della vita, che vede in prima fila  le donne e le comunità che lottano contro la distruzione dell'agricoltura messa a rischio dalle multinazionali degli OGM e della chimica. Tra gli esempi positivi l'esperienza "agricola" dei lavoratori dell'Eutelia di Roma che sono passati dalle tecnologie all'agricoltura biologica. Tra le "gaffes" piu clamorose dei politici contro le nuove generazioni ha citato Monti.

Il Corriere della sera intervista Vandana Shiva .

“Questa generazione è quella da cui comincerà il cambiamento” dice Vandana Shiva. E indica la strada: dare più diritti alla Terra. Una rivoluzione. Che partirà da Milano

di Marina Terragni - 13 giugno 2013
Vandana Shiva, 61 anni.
Vandana Shiva, 61 anni.

 
Una piccola donna in sari, che sorride e parla melodiosamente. Ma a colpire sono gli occhi: lo sguardo attento di una bambina che guarda il mondo come se fosse appena nato insieme a lei. Vandana Shiva è una fisica quantistica, madre dell’eco-femminismo. Autrice di bestseller come Terra Madre. Sopravvivere allo sviluppo, Monoculture della mente, Le guerre dell’acqua, nel 1982 ha fondato il Research Foundation for Science, Technology and Natural Resource Policy. È fra i principali leader dell’International Forum on Globalization e nel 1993 ha ricevuto il Right Livelihood Award, premio Nobel alternativo. Da anni combatte per la salvaguardia della differenza contro i colossi del tecno-alimentare, che con i loro brevetti sulle sementi distruggono la biodiversità, isteriliscono la terra e mandano in rovina i contadini.
Vandana è anche madrina e prima firmataria della Carta Universale dei Diritti della Terra Coltivata (Dignità, Integrità, Naturalità e Fertilità) presentata dall’European Socialing Forum. L’idea è fare di Milano, in occasione di Expo 2015, la capitale mondiale della salvaguardia di questi diritti. Chiediamo a Vandana, grande amica dell’Italia - è anche vicepresidente di Slowfood - se può regalarci una visione per il nostro Paese. «Il vostro talento è uno straordinario senso della qualità. Una specie di istinto unico al mondo» spiega. «La cura nel presentarsi agli altri. L’abito. Un livello irrinunciabile di dignità che prescinde da quello che sei e dal lavoro che fai. Come se ci fosse un diritto alla bellezza per tutti. E la qualità del cibo, la grande attenzione a come viene coltivato, lavorato, cucinato...».

La nostra “crescita” è qui?

La vecchia idea di crescita quantitativa è al capolinea. È il cuore della crisi. Chi ci ha condotto nel baratro vorrebbe continuare con quel modello, secondo cui la realtà non esiste, esistono solo numeri. Il tavolo a cui sediamo: loro considererebbero solo le misure, quanto costa trasportarlo e il business che ci si potrebbe fare. Un processo di astrazione ed estrazione. Ma quei numeri misurano anche l’impoverimento della natura e della comunità.

Qualche mese fa a Ballarò il finanziere Davide Serra disse che i suoi argomenti erano “ridicoli”. Le idee di Vandana, ma anche di Elinor Ostrom, di Amartya Sen e di altri “illuminati” sarebbero buone per i dibattiti, ma non quando si tratta di decidere e di fare politica.

Con la globalizzazione la democrazia è diventata lo strumento politico delle multinazionali, gestito direttamente da loro e nel loro interesse. Si vede perfettamente nel campo del cibo. La politica dovrebbe fare il bene dei coltivatori e di chi si alimenta. Invece le lobby lavorano per la Monsanto e le altre multinazionali. Il 6 maggio la Commissione Europea ha presentato una bozza di legge contro la biodiversità delle sementi: se dovesse passare, sarebbe Bruxelles a dire ai contadini toscani che cosa coltivare e da chi comprare i semi. Chi usasse semi suoi sarebbe fuori legge.

È come voler brevettare l’anima o l’amore. Si può fare qualcosa?

Ci si può riprendere la democrazia. Si può fare in modo che tornino a decidere i cittadini. Non c’è solo l’Europa. Ci sono vari livelli di governo: nazionale, subnazionale, regionale, locale. È a livello locale che la democrazia va ripensata e rinnovata. Una democrazia per tutta la Terra, ma agita nelle comunità reali.